Acustica

Rumore

ru·mó·re/

sostantivo maschile

Fenomeno acustico, che non ha caratteristiche musicali ( il r. della pioggiail r. dei passidegli applausi ), spesso associato a sensazioni sgradevoli ( il r. del traffico ) o alla percezione indistinta di voci che risultano come un suono confuso ( non fate r. ; dalla piazza saliva il r. della folla ).

La materia in oggetto, l’acustica, riguarda principalmente la caratterizzazione dei rumori. In effetti, vista la definizione, un suono piacevole per una persona potrebbe risultare un rumore per un’altra ed ecco che il vicino di casa con il proprio genere musicale a tutto volume può arrecare disturbo all’inquilino adiacente.

Vista anche l’influenza psicologica del rumore sulle persone, dagli anni 90 si è intrapresa una strada atta a legiferare parametri minimi di isolamento acustico per gli edifici, di rumorosità massima di esposizione dei lavoratori nonché di sensibilizzare gli operatori che svolgono attività rumorose.

In quest’ottica, il legislatore ha cercato (spesso riuscendoci) di tutelare il singolo individuo dall’esposizione al rumore.

L’acustica può essere:

  • Ambientale se si parla di inquinamento acustico
  • Architettonica se si parla di isolamento degli edifici
  • Delle sale in caso di acus
    tica per interni
  • Sul lavoro e si tratta di valutazioni del rischio rumore
  • De disturbo per la valutazione delle immissioni negli ambienti
  • Specifica per determinate materie (ferrovie, aeroporti, ecc.)

Impatto acustico

La relazione tecnica di impatto acustico è il documento col quale si attesta il rispetto dei limiti acustici comunali da parte di una sorgente rumorosa.

A partire dalla L. 447/95, l’evoluzione normativa ha portato Regioni e Comuni a legiferare in materia di inquinamento acustico: (quasi) tutti i comuni sono oggi dotati di Regolamento per le attività rumorose e relativo Piano Comunale di Classificazione Acustica (PCCA). Il PCCA è solitamente la cartografia del Comune in cui si evidenziano le Classi Acustiche in cui il territorio è stato suddiviso.

Le classi acustiche vanno dalla I alla VI ed ognuna di queste presenta limiti massimi di inquinamento acustico verso l’ambiente esterno e verso i cosiddetti ricettori.

Con la relazione di impatto acustico si dimostra che una sorgente, intesa come attività rumorosa anche temporanea come i cantieri edili o stradali, rispetta i limiti della zona in cui è inserita, oppure per casi specifici, ma comunque temporanei, suddetti limiti non sono rispettati e si chiede quindi una deroga per un periodo limitato di tempo.

Clima acustico

La relazione previsionale di clima acustico è lo studio attraverso il quale è possibile prevedere come la realizzazione di un certa opera implichi una modifica delle condizioni acustiche della zona in cui viene inserita.

La principale normativa di riferimento è la Legge Quadro 447/95 che descrive i casi in cui sia necessario predisporre la suddetta relazione. I regolamento Regionali e Comunali riportano poi le condizioni più o meno restrittive di applicazione.

Il Clima Acustico comprende, oltre ad una valutazione dello stato attuale ante operam, sia una previsione sulla rumorosità di zona indotta dalla nuova realizzazione (es. traffico), sia una descrizione dei sistemi di protezione acustica rispetto ai rumori esterni, ossia la Valutazione previsionale dei Requisiti Acustici Passivi degli edifici secondo il DPCM 5/2/97.

Sono previsti casi in cui la relazione acustica prevede semplificazioni.

Requisiti acustici passivi

Dopo l’emanazione della Legge 447/95, col DPCM 5/12/97 si sono stabiliti i requisiti minimi di isolamento acustico degli edifici. Il fatto che siano requisiti passivi significa che quelle caratteristiche minime devono essere possedute dagli edifici come condizione standard indipendentemente dalla sua ubicazione (edificio isolato in aperta campagna o in centro cittadino).

Il Decreto 5/12/97 identifica le categorie di edifici e per ognuna stabilisce dei limiti acustici per pareti divisorie tra unità immobiliari, per le facciate, per i solai e per la rumorosità degli impianti.

E’ importante sottolineare e ripetere il titolo e il campo di applicazione del Decreto:

Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici

Il presente decreto … determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore.

Il Decreto non richiede la progettazione acustica dell’edificio tantomeno di elencare le certificazioni dei materiali impiegati nella costruzione: RICHIEDE CHE I REQUISITI ACUSTICI PASSIVI SIANO VERIFICATI IN OPERA.

La verifica in opera si fa con la strumentazione appositamente richiamata dalle norme tecniche e SULLA BASE DI QUESTA VERIFICA IN OPERA (cd. CERTIFICAZIONE ACUSTICA) SI ASSEVERA L’ABITABILITA’/AGIBILITA’ DI UN EDIFICIO.

Questo è un punto molto importante. Committente e direttore lavori dovrebbero avere sempre chiaro questo concetto.

Il rispetto dei limiti acustici imposti dalla norma lo si evince solo dalla CERTIFICAZIONE ACUSTICA IN OPERA dell’immobile.

Bisogna anche dire che molti Comuni nella fase finale delle istruttorie accettano la dichiarazione in cui si attesta che i requisiti acustici passivi sono rispettati poiché è stato rispettato il progetto previsionale, ma davanti ad un giudice questo non sarebbe un elemento giustificativo in quanto la norma nazionale richiede il rispetto dei requisiti acustici in opera e si possono verificare SOLO IN MODO STRUMENTALE.

Disturbo da rumore

Il rumore, inteso come suono disturbante, diviene spesso una componente intollerabile a livello psicologico perché non è tanto il dover/poter tollerare un qualcosa di non gradito, quanto, molto spesso, non capire da dove proviene oppure il motivo per cui si è costretti a dover sopportare.

E’ anche vero che in taluni casi, ad esempio, sono le amministrazioni a concedere l’insediamento di attività rumorose in aree non compatibili col riposo delle persone, ma questo è un altro discorso e meriterebbe approfondimenti politico-economici se non di interessi.

Il disturbo da rumore lo si valuta mediante misurazioni strumentali e si comparano i risultati con le normative di riferimento che sono:

  • Il codice civile
  • Norme che regolamentano sorgenti specifiche
  • Limiti acustici di cui al DPCM 14/11/97

L’applicabilità di un riferimento normativo rispetto ad un altro dipende da diversi fattori come ad esempio se ad immettere rumore è un privato o unì’azienda, se la sorgente è regolamentata da norme specifiche, se la sorgente disturbante c’era prima dell’arrivo del disturbato, ecc.

Valutazione rischio rumore D.lgs 81/08

In materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro il riferimento legislativo è il D.lgs 81 del 2008. Lo scopo del decreto è quello di identificare, valutare ed eliminare i rischi negli ambienti di lavoro.

Il rischio di esposizione al rumore rientra tra i rischi fisici da valutare negli ambienti in cui viene fatto uso di macchinari/impianti/attrezzature rumorose. Ricordiamo che la Valutazione del Rischio è un compito indelegabile del Datore di Lavoro. Il rischio di esposizione al rumore lo si valuta in diverse maniere, ma in generale, per ogni mansione, si valuta il tempo di esposizione ai macchinari rumorosi e si stabilisce se l’esposizione quotidiana (o settimanale) supera i limiti della legge. In base al risultato della valutazione del rischio rumore, vi saranno quindi prescrizioni, accorgimenti o obblighi per il lavoratore ad adottare certi comportamenti e/o ad indossare le cuffie antirumore (dispositivi di protezione individuale)

Acustica nelle scuole

La scuola, oltre ad essere il fulcro della nostra società ed il luogo dove crescono le future generazioni, è anche un luogo di lavoro e aperto al pubblico e come tale è soggetto alla normativa inerente la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. In questi termini è facile comprendere che gli ambienti interni debbano essere isolati dai rumori esterni per favorire l’apprendimento degli alunni: il riferimento è dunque il DPCM 5/12/97 “Requisiti acustici passivi degli edifici” che , per questa destinazione d’uso, impone limiti di isolamento molto severi. Inoltre per le scuole viene considerato anche il tempo di riverbero, ossia l’eco all’interno degli ambienti. Il riverbero concorre spesso (sempre) all’incremento del rumore all’interno degli ambienti (basti immaginare palestre, mense, audiotorium, ecc.) esponendo gli occupanti (alunni e docenti e quindi lavoratori) a livelli di pressione sonora anche superiori agli 80 dB(A).

Schematizzando:

  • Protezione dai rumori esterni: Requisiti acustici passivi degli edifici DPCM 5/12/97
  • Ottimizzazione del tempo di riverbero negli ambienti: DPCM 5/12/97, UNI 11367
  • Modifica condizioni ambientali intorno all’immobile: valutazione del clima acustico
  • Protezione dei lavoratori (docenti) dall’esposizione al rumore: D.lgs 81/08

L’acustica nelle scuole è sempre un tema delicato anche perché le risorse finanziare a disposizione degli istituti spesso scarseggiano, ma è bene ricordare che la produttività e l’efficienza di un sistema scolastico non lo si misura in euro, ed i risultati si vedranno nel lungo termine che si tratti di alunni capaci o di udito dei docenti. Spesso con poche decine di euro, o addirittura sfruttando le attività didattiche stesse è possibile migliorare e risolvere innumerevoli problematiche legate all’acustica ed ai disagi che provoca una errata valutazione del rumore negli ambienti scolastici.

Risanamenti acustici

In caso di disturbo da rumore, o comunque in presenza di una sorgente disturbante è opportuno partire con uno studio preliminare della sorgente stessa. Lo scopo è quello di caratterizzare il rumore (analisi per frequenza) e stabilirne le origini ed il mezzo di diffusione. Questa fase, apparentemente non necessaria, permette in molti casi la risoluzione del problema con interventi mirati e, perché no, assai meno dispendiosi rispetto ad interventi drastici.

Capire che il problema è una alta frequenza rispetto ad una bassa consente di identificare i materiali più adatti; capire che la propagazione avviene sul mezzo di contatto tra sorgente e struttura ci consente di effettuare un intervento di distaccamento; capire che un fluido circola troppo velocemente e le turbolenze generano rumore permette di intervenire sul singolo componente pompa; e così via.

In definitiva il consiglio è quello di studiare la sorgente e l’ambiente in cui è inserita, valutare gli interventi necessari e in ultima fase intervenire senza spreco di tempo e denaro.

Il concetto, i ogni caso, è quello di cercare di intervenire sulla sorgente e non sull’ambiente circostante sia che si tratti di una caldaia sia che si tratti di una autostrada.

Altri campi di applicazione

Rumorosità dei macchinari

Talvolta si rende necessario conoscere la rumorosità propria di un macchinario/impianto: per esempio nel caso di Marcatura CE oppure in caso di sostituzione del macchinario con uno meno rumoroso mediante contributo statale (Bando INAIL – ISI). Norme tecniche specifiche ci consentono di definire la Potenza Sonora di un macchinario.

Nota tecnica: la potenza sonora è la caratteristica di un macchinario intrinseca ed è sempre uguale ovunque questo venga posizionato (un pò come i watt di una lampadina), mentre il la Pressione Sonora è il livello di rumore relativo al luogo in cui quella macchina è posizionata (tornando alla lampadina, questa cambierà il suo contributo in base per esempio al volume dell’ambiente).

Lampadina 100W va bene per un bagno, ma la resa in un capannone sarebbe ben diversa pur essendo sempre 100W.

Sale prova

Le sale prova musicali, ma non solo, richiedono sia requisiti di isolamento acustico che di correzione acustica. Un ambiente troppo riverberante mal si presta a registrazioni strumentali o canore. Ecco che un accurato studio dei volumi e delle superfici diventa fondamentale per garantire la qualità dell’audio sia ascoltato che registrato.

Rumore da traffico veicolare

Regolamentato come “sorgente specifica”, il rumore da traffico veicolare può, e deve, essere modellato matematicamente e previsionalmente nei casi di interventi su infrastrutture o strutture private di un certo rilievo. Le metodologie di misura del rumore da traffico sono disciplinate con apposito decreto.

Rumore da traffico ferroviario

Anch’esso viene inquadrato come sorgente specifica. La misurazione del materiale rotabile e/o della infrastruttura durante il suo utilizzo, è regolamentata da normativa nazionale di settore.